martedì 29 dicembre 2020

FB 201226

 A #mp37 - Grazie
Non ricordo come sono capitato in questo Gruppo, ma sono davvero contento di esserci. Grazie.
Oltre agli interessanti e gradevoli scritti di Lino Pizzol, mi piace la solitamente serena atmosfera di post e commenti. Mi piace trovarvi testi e detti nelle varie parlate, diverse da zona a zona ma con un po' di buona volontà tutte comprensibili. Beh, per il friulano un po' non basta.
Fiducioso che il gruppo continui così ma che invece il 2021 sia diverso e migliore del 2020 auguro a tutti Buon Anno.

F #curiosità   #mp37
Sono un po' all'antica, forse molti di noi lo sono. Ai miei tempi non si usava il "tu" con tutti ma solo con chi si era in confidenza o più giovane. Con gli altri si usava il Lei e qualcuno era rimasto al Voi e dava del "vu" anche a parenti stretti.
Ora qui uso il "tu" con tutti, con qualche rara eccezione. Ma se incontrassi di persona qualcuno di questi credo che gli darei del lei.
Magari, riconoscendolo, darei del tu a Tino che conoscevo mille anni fa quando entrambi da ragazzi frequentavamo lo stesso ricreatorio (e anche la stessa scuola, ma non lo sapevo).
Potrei magari usare il tu con Massimo che è uomo e ha la stessa età di mio figlio maggiore.
Ma non so se fari così anche con Franca che è donna e non ha l'età di Massimo.
Credo che per quanto mi riguarda questa curiosità rimarrà tale, data la molto remota possibilità che io incontri Tino, Massimo o Franca, lontani 300 km.
Ma a chi abita nella stessa città e magari, in tempi normali, frequenta gli stessi posti può capitare d'incontrare e di riconoscere persone cui in fb da del tu: cosa fa?

V #mp37varie - Stefano
Oggi è Santo Stefano. È un bel nome ma mi crea qualche problema. In Veneto dicevo la Maria e Mario, qua invece dicono Maria e il Mario. Va bene, basta abituarsi e non si fa molto caso se si usa o no l'articolo davanti al nome. Ma con Stefano è diverso: non mi piace sentire e non mi va di dire "lo Stefano", se proprio devo mettere l'articolo potrei capire "il Stefano". Ma il problema è che oggi volevo augurare Buon Onomastico a tutti "i Stefano" e non mi va proprio di dire a tutti "gli Stefano" e cosi faccio tanti auguri a tutti quelli che hanno nome Stefano.

sabato 4 aprile 2020

Quarantena


Anche se fuori c'è un sole invitante, ubbidendo a uno dei tanti DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, cioé di chi è solitamente detto Premier o Presidente del Consiglio o Giuseppe Conte o Conte o anche Giuseppi) e agli infiniti inviti (raccomandazioni o precetti) televisivi me ne resto chiuso in casa, per il bene comune e mio. E così faccio da un mese e più.
In uno di questi ultimi giorni ho pensato di fare una fugassa ripescando la ricetta da me scritta nel 1984 a imitazione di quella mai saputa di mia suocera. Non lo facevo da oltre cinque anni, cioè da quando, secondo mia moglie, era fra i cibi sconsigliatemi dai medici. 
Ma visto che in casa avevo tutti gli ingredienti necessari ho fatto due "fugasse". Non "focacce" alla ligure (fugasse, in ligure), ma "fugasse" alla veneta. 
C'è stato qualche problema: mia figlia al supermercato non aveva trovato né farina né lievito, il forno non ha più il termostato funzionante da almeno 20 anni e io non sono più allenato come un tempo a fare fugasse, strudel, krapfen. Ma di farina bianca ce n'era più di un kg, un cubetto di lievito di birra era nel congelatore da qualche mese, il telefonino ha il timer e non ho perso del tutto la "manina". 
E così ho fatto quanto dovevo usando tutto il tempo necessario a impastarla e farla lievitare. Per la cottura ho regolato la temperatura col timer: 5 minuti acceso e 5 minuti spento. Peccato che a metà cottura rispondendo a una telefonata di mio figlio e ho perso un po' i conti. 
È venuta così: sembra un po' bruciacchiata ma vi assicuro che era ottima, anche a parere di moglie e figlia.

 

 

giovedì 2 aprile 2020

Cognomi



Dev'essere una mia fissazione: o per un motivo o per un altro torno spesso a parlare di cognomi. 
Finché lo nominavano tutti i giorni ero infastidito da come tutti pronunciavano il nome dell'allora ministro dell'economia e delle finanze: Pàdoan. Anche il dizionario della Crusca diceva che "la pronuncia corretta è Padoàn, ma se il ministro dice che è Pàdoan, così sia". Perché allora non dire Giorgio Napolìtano? A me dava particolarmente fastidio perché il cognome di mio nonno e di 7 miei parenti suoi discendenti, della moglie di mio fratello, di mia suocera e di altri parenti termina con "in", quello di mio suocero,  di 6 miei parenti suoi discendenti e altri termina in "an", quello di mio consuocero e 4 miei parenti suoi discendenti in "on" e ho avuto amici e conoscenti col cognome terminante in in/an/on e tutti con l'accento sull'ultima sillaba come s'addice alle parole tronche e a quei cognomi veneti.
Secondo cognomix  il mio cognome è 1° per popolarità nel comune del paese dei miei genitori e così per distinguere usavano i soprannomi: io ne conosco almeno 5 e Bèparle è uno di quelli.
Avevo 5 cugini che da sempre portavano il cognome della madre, essendo uguale a quello del padre con soprannome diverso. Altri 4 cugini avevano il cognome di mia madre che era quello del loro padre mentre noi avevamo il cognome della loro madre che era quello di nostro padre.
Tempo fa avevo scritto qualcosa sul fatto che nelle vecchie pagelle erano scritti i miei Cognome, Nome, Comune e data di nascita, il nome di mio padre e cognome e nome di mia madre. Cose ora proibite, ricordano troppo la famiglia. Chissà se ora mettono solo 16 caratteri: 3 cognome, 3 nome, 5 data e 4 Comune di nascita, 1 controllo.
Recentemente avevo notato che tre bavaresi, il cui nome da ragazze conosco da anni, in Facebook usano il cognome del marito mentre pensavo che le italiane usassero il cognome paterno. In realtà non è sempre così: almeno una italiana usa il cognome del marito. 
Credo di non avere mai detto che le donne sposate perdevano il proprio cognome, ma solo che assumevano (anche) il cognome del marito. In effetti ho sempre conosciuto nonne, zie e madre col cognome originale e probabilmente  nei documenti ufficiali usavano solo quello. 
Magari, come mi capita talvolta, confondo il prima con il dopo ma ho l'impressione che, anche se venivano registrate con i soli dati di nascita, prima le donne si presentassero col cognome del marito e lo aggiungessero nei documenti. Mi pare di ricordare, per esempio, Maria Negro in Bianco (o Maria Neri nei Bianchi a Pisa) o Maria Negro ved. Bianco. Forse era solo un uso perso quando è diventato un diritto. 
Dal 1975  In Italia, anche se sposata, la donna mantiene il cognome da nubile. L'art. 143-bis del codice civile stabilisce che "la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze". Quindi Maria Negro sarebbe Maria Negro Bianco. Non so per quale motivo questo succeda quasi mai, forse anche perché il codice fiscale contiene solo il cognome di nascita e resta immutato, almeno per le persone che si accontentano del sesso originale. 
Però mi ronzava in testa un "assume il cognome (del marito)" e volevo capire il perché. Ho cercato e trovato in internet.
Nel 1865, il Codice civile del Regno d'Italia recitava all'art.144: "Potestà maritale - Il marito è capo della famiglia: la moglie segue la condizione civile di lui, ne assume il cognome, ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli creda".
Nel 1942 cambia il numero dell'articolo, ma il risultato è lo stesso: la legge continua a dire che "la moglie segue la condizione civile capofamiglia di cui assume il cognome"

E a quanto ne so così è rimasta fino alla riforma del diritto di famiglia del 1975.
Le cose più recenti risalgono a 45 anni fa, io ne ho molti di più ma forse non ricordavo del tutto male.

Pare che in UK e USA le donne sposate cambino cognome, resta il fatto che Merkel, Thatcher, Curie  sono conosciute col cognome del marito, come le tre mie conoscenti bavaresi. 




 

 

giovedì 18 aprile 2019

Gli ipocriti e la Costituzione.


Dicono che è la Costituzione più bella del mondo ed essendo tale non va cambiata. Però la rispettano solo quando gli conviene e vogliono sia interpretata nel modo che preferiscono-
Per esempio: 
"Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio e ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unita ` familiare."
Siamo sicuri che i padri costituenti parlando di matrimonio non si riferissero solo a quello tra uomo e donna e non a anche a quello per loro impensabile tra uomo e uomo, donna e donna, uomo e gallina? Solo falsando lo spirito della costituzione si può pensare che non sia così, ma i difensori ad oltranza della costituzione sono prontissimi a violarne lo spirito pur di piegarla al loro tornaconto. 


"Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita ` contributiva. Il sistema tributario e ` informato a criteri di progressività."
Sempre secondo i soliti ipocriti, la tassa piatta non si può fare perché  manca la progressività. Ma mentre affermano questo si scordano di leggere tutto l'articolo. Se si passa allo scaglione superiore dell'irpef o si paga il ticket solo perché grazie all'inflazione si superano limiti mai tempestivamente adeguati vi sarà sì progressività ma non in ragione della capacità contributiva. Per effetto dell'inflazione infatti il reddito nominale aumenta ma la capacità contributiva può diminuire.
Ma i proclamatori della bellezza e immutabilità della Costituzione fingono di non capire, lasciano immutati i limiti progressivi di reddito e in tempi più o meno lunghi a seconda della percentuale di inflazione tutti si troveranno ad essere considerati fiscalmente ricchi anche se in realtà più poveri e alla fine saranno tutti nello scaglione d'imposta previsto per la capacità contributiva più alta e nessuna progressività. 

 

 

lunedì 26 novembre 2018

Se piove

Notoriamente i negozianti espongono la merce nelle vetrine per invogliare la gente a comprarla, rischiando però di incentivare i ladri a rubarla. Magari le donne espongono  le loro grazie solo per essere ammirate da gentiluomini, ma rischiano di incentivare mascalzoni. 
Libere le donne di svestirsi come vogliono. Magari dicono che lo fanno per piacere a se stesse ma con i tempi che corrono è difficile crederle ingenue santerelline che non lo fanno per provocare ed eccitare i maschi. Non si scandalizzino se poi gli uomini si eccitano e non sono tutti santi. 
Con pericolo di pioggia se non si è prudenti e si esce senza ombrello o impermeabile ci si può bagnare, con i pericoli esistenti se non si è prudenti si può finire in guai: se succede si deve prendersela anche con se stessi.
Oggidì solo le musulmane si coprono completamente o quasi, anche per come sono i loro uomini.
Un tempo anche in occidente le donne usavano gonne fino ai piedi, ma non usavano pantaloni e d'inverno andavano bene. Però, penso, erano impaccianti e scomode da portare. Era sicuramente più comodo portarle più corte, ma una volta giunte più o meno al ginocchio ulteriori accorciamenti non erano più questione di pratica comodità ma di esposizione, magari solo per ragioni climatiche, magari per provocare o eccitare, magari per attrarre persone gradite e, involontariamente o no, chiunque. Essere attraente può comportare dei rischi desiderati o indesiderati. Prima magari bastava mostrare una caviglia per eccitare gli uomini, poi servivano belle gambe dal ginocchio in giù, ora sembra non basti nemmeno esibire le cosce. E molte donne agiscono di conseguenza, ma non si meraviglino delle conseguenze non gradite.
Ieri giornata mondiale contro la violenza sulle donne. C'è ormai una giornata mondiale per tutto. 
In quella di ieri mi sarei aspettato composte manifestazioni di pietà per le donne e contro i violenti. 
Ho avuto l'impressione che si trattasse delle solite rancorose manifestazioni  per la supremazia femminile. I cartelli dicevano "amar no es matar", "uccisa dalla persona che diceva di amarla". Mi pare che non si distingua più tra amare e fare sesso, magari sfrenato. Le due ragazzine massacrate da spacciatori non chiedevano e non ottenevano amore ma droga e sesso. Oltre al fatto di essere donne spesso le vittime hanno poco in comune: la prostituta che per soldi fa un mestiere pericoloso, la madre dedita alla famiglia e quella che pensa solo a se stessa, la donna con l'amante sposato, le ragazze disposte a tutto pur di far carriera che dopo anni protestano per avere dato senza avere ottenuto.
Dell'imprudenza e delle provocazioni femminili nulla si deve dire e tutto si riduce alla generica violenza maschile contro le donne.
Dire qualcosa contro quelle culture e quegli immigrati che considerano normale la violenza contro le donne non si può, non è di sinistra, non è politicamente corretto.  


 

 

martedì 20 novembre 2018

Quelli che la Costituzione

Cosa dicono quelli che la Costituzione italiana la considerano
 la più bella del mondo, che tanto la citano quando gli fa comodo e la ignorano bellamente quando non gli interessa, cosa dicono della norma che regola l'esenzione dalla tassa sanitaria (ticket)?
È in evidente contrasto con la norma costituzionale ma non interessa a nessuno, nessuno ne parla.
Riporto quello che prevede la Costituzione e quello che invece è previsto per l'esenzione dal ticket dei minori di anni 6 e dei maggiori di anni 65 con reddito familiare lordo annuo inferiore a 36151,98 euro (VEDERE )



Costituzione Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Esenzioni per reddito.
Mentre per tutti gli altri cittadini il reddito del nucleo familiare è dato dalla somma dei singoli redditi complessivi prodotti dall'interessato e dagli altri familiari fiscalmente a carico, per i cittadini sposati il coniuge fa sempre parte del nucleo fiscale anche se è fiscalmente indipendente o non convivente. In pratica due cittadini non sposati sono esenti da ticket anche con reddito di 36151,97 euro ciascuno mentre quelli sposati solo con reddito medio pro capite inferiore a 18076,99


Costituzione Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa ` naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio e ` ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unita ` familiare.
Costituzione Art. 31.
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternita `, l’infanzia e la gioventu `, favorendo gli istituti necessari a tale scopo .
 .
Esenzioni per reddito
Viene penalizzato il matrimonio e conseguentemente la famiglia "fondata sul matrimonio" e non è a garanzia dell'unità familiare privilegiando i coniugi legalmente separati.


Costituzione Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita contributiva. Il sistema tributario e informato a criteri di progressivita.
Esenzioni per reddito
Il limite di reddito cui si fa riferimento per il riconoscimento del diritto all'esenzione è fissato dalla legge e può essere aggiornato solo con una modifica legislativa.
Il problema dell'adeguamento del limite di reddito previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria al crescente costo della vita è, tuttavia, da tempo all'attenzione del Ministro della salute e di tutto il Governo. In 25 anni il limite non è mai stato adeguato, chissà quando tempo ci vuole ancora perchè il problema sia affrontato e risolto. Nel frattempo succede che con un adeguamento inferiore al tasso di inflazione il reddito nominale superi quel limite mentre il reddito reale e la capacità contributiva diminuiscono. Una specie di progressività inversa: diventando più poveri si pagano più tasse.


Per altre considerazioni in merito VEDERE 






 

 

martedì 23 ottobre 2018

Progressività

 - Sempre pronti ad invocare la Costituzione quando gli fa comodo e ad ignorarla bellamente nel resto, notoriamente sono per la progressività dell'imposta. Per loro deve essere talmente progressiva da aumentare man mano che diminuisce la capacità contributiva. Ed è per questo che per anni si sono rifiutati di rivedere la norma che regola la tassa sanitaria, amorevolmente chiamata ticket. Credo sia fuori discussione che chi non ha goduto di vincite alla lotteria ma solo di un parziale adeguamento del proprio reddito al costo della vita oggi sia più povero di prima, ma siccome nominalmente è più ricco si trova a superare quel limite di 36151,98 euro calcolato un quarto di secolo fa e quindi va tassato. Non importa poi se la più bella Costituzione del mondo oltre a dire che "Il sistema tributario e informato a criteri di progressività" dica anche che "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita contributiva" e che "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio." e " agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia". Per il criterio della progressività chi diventa più vecchio, più malato, più povero deve essere più tassato mentre per agevolare matrimonio e famiglia penalizzano le coppie sposate. Per questo una coppia di sposi vecchia maniera, regolarmente sposata, deve pagare i ticket sanitari  con un reddito lordo medio pro capite di 18076 euro mentre due persone conviventi (fratelli, amici, amanti) gode dell'esenzione dal ticket con un reddito poco meno che doppio. Sto parlando di persone ultra65enni, ma il discorso vale anche per figli con meno di 6 anni, mutatis mutandis.
Lo chiamino pure razzismo, se li fa contenti, ma non posso dire di non essere infastidito o irritato vedendo tante persone che mai hanno pagato un euro d'imposta non dovere nemmeno mettersi in fila per pagare il ticket mentre io devo pagare una tassa (nemmeno tanto piccola) per consentire loro di godere dell'assistenza sanitaria gratuita a noi negata. Arrivano, si presentano all'ospedale, non devono neppure dire il loro vero nome e vengono curati gratuitamente mentre io devo dare il mio nome e conseguentemente pagare. Infatti sanno che sono sposato, che la pensione di mia moglie negli anni è passato da 430 a 500 euro mensili, che anche la mia è aumentata seppur meno del costo della vita e che sommando i nostri redditi nominali ora superiamo quel limite immutato dal 1994 mentre la nostra capacità contributiva è diminuita.
Chissà se solo io trovo la cosa scandalosa, assurda, iniqua e immorale; sicuramente sull'argomento sono tornato molte volte come si può vedere andando QUI .